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…ovvero, come uscire vivi dalle associazioni di volontariato!

Io so che non dovrei scrivere questo articolo, ma come al solito me ne fotto! e scusate il francesismo.

Dopo 6 anni in cui sono il presidente della sezione comunale di una notissima associazione di volontariato, e dopo più di vent’anni di volontariato in diverse associazioni della mia zona, direi che posso permettermi un piccolo sfogo!

Innanzitutto vorrei portare alla vostra conoscenza la definizione di volontariato, non per altro, ma ultimamente mi sto chiedendo se sono impazzita io, o se si sono rincoglioniti tutti!

volontariato
s.m.
1 Lavoro volontario, non regolarmente retribuito, che viene prestato per acquisire la pratica necessaria all’esercizio di una professione

2 Servizio militare prestato come volontario; anche, la durata di tale servizio

3 Attività volontaria e gratuita svolta da alcuni cittadini a favore della collettività, dei malati, dei bisognosi ecc.

Ok, la terza è quella che calza a pennello al mio caso.

Attività VOLONTARIA, GRATUITA a favore di…

Primo punto di discussione: se voglio fare del bene non devo rendere conto a nessuno di quello che faccio, non devo mettere manifesti e non devo voler riceve nulla in cambio, se poi arriva spontaneamente qualcosa in cambio per carità, ma far pesare a qualcuno il proprio “far del bene” è un atto egoistico e poco attinente al volontariato. Questo punto non c’entra con il titolo, ma è una frecciatina a tutti quelli che si sentono in pace con se stessi per aver fatto una buona azione nella propria vita e per aver pure rimarcato a tutto il mondo di averla fatta!

E ora passiamo a spiegare il perchè del titolo: a far del bene, al di là di una gratificazione personale nella propria coscienza, purtroppo ci si rimette sempre (o quasi) e si tende sempre a fare un torto a qualcuno, reale o presunto sia chiaro, pechè qualcuno troverà sempre qualcosa da dire su quello che fate, qualcuno troverà sempre il modo di sminuire i vostri gesti o di trovare una pecca nel vostro operato (ndr se poi tentate di coinvolgere anche le comunità etniche differenti alla vostra…apriti o cielo!). La cosa più triste è quando, a mettere i bastoni fra le ruote, e a trovare mille cavilli (sempre reali o presunti) per cercare di fermarvi, è la vostra stessa associazione, o meglio, i livelli alti della vostra associazione. Ci sono infinite burocrazie che voi non potete nemmeno immaginare, moduli da compilare, schede, richieste, permessi, nuovi permessi che sono comparsi giusto il giorno prima, registri del volontariato da compilare, resoconti annuali, semestrali, bilanci etc.

Io sono seriamente stanca di tutto questo!

Le mie associazioni (sono 2, perchè vivono in simbiosi da 40 anni, ed è bello così), operano in una comune di poco più di 2000 anime. Le varie attività organizzate, al di là di promuovere l’iscrizione a suddette associazioni, servono anche a creare momenti di aggregazione, culturale o ludica che sia, nel paese, perchè parliamoci chiaro, i paesini così piccoli vivono del volontariato, vivono delle associazioni e vivono delle attività proposte dalle varie associazioni.

Ma se ogni volta che vogliamo organizzare qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo, devo passare 3 mesi per uscire dalla marea di carte e richieste, e per sentirmi dire dalla provincia e dalla regione che “ma forse non è il caso” “dovrebbe essere promossa da noi” o altre cose del genere, mi cascano le braccia (e pure altro, ma ho parlato già troppo francese in questo post).

Se questa è la politica delle associazioni, se questo è l’iter che si vuole mantenere, mi spiace, ma purtroppo porterà solo allo scomparire delle associazioni locali, perchè le persone dopo un po’ si stancano, dopo un po’ smettono di credere in quello che fanno, e visto che purtroppo di gente nuova non ne arriva, si arriverà solo a far morire il lavoro delle associazioni di volontariato nelle piccole realtà!