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Riporto completamente questo articolo. Perchè? Perchè mi è sinceramente piaciuto!

 

Il comandante Schettino accusa “In plancia di comando errori gravi”.

Giovedì, 24 gennaio 2013 – 08:20:00

L’effetto mediatico dell’intervista registrata di Schettino in TV, su RAI I, Domenica pomeriggio, giorno dell’anniversario dell’affondamento della nave Concordia, ha suscitato in me grande amarezza. Come al solito in Italia trovare chi si assuma le proprie responsabilità, su episodi di gravità nazionale, è un rebus.

Il colpevole, invece di alzare la mano destra e dichiarare pubblicamente: “scusate, la colpa è mia e soltanto mia”, accampa scuse meschine e deplorevoli. Avrebbe dovuto dire ”Ho sbagliato – sono stato negligente – il mio comportamento è stato pessimo – la mia megalomania, il mio Super/Ego, la mia baldanza ed arroganza hanno prevalso sull’incolumità di 4.000 persone – non avrei dovuto deviare dalla rotta prestabilita, (fare l’inchino) per dimostrare ai passeggeri, la mia capacità nel condurre una nave – non ci sono scuse né soldi che possano riportare in vita 32 esseri umani”.

Se questa dichiarazione, fosse stata rilasciata subito dopo la tragedia, suppongo che tutto il fango mediatico, di cui il Comandante Schettino è stato oggetto, da parte dei media, non avrebbe avuto l’eco e l’impatto negativo a cui abbiamo assistito in questi mesi.

Il caso Schettino è l’ennesimo riscontro negativo di un mondo fatto di codardi, pusillanimi e arroganti. La viltà alberga nell’animo di un individuo privo di capacità tecniche, di rettitudine, nonché capacità intellettive. Un comandante che dichiara apertamente, che sul ponte di comando della sua nave, ci sono stati degli errori gravi, non è degno, neppure di essere chiamato comandante.

Evidentemente la sua capacità di rendere partecipe e di far collaborare in modo fattivo, efficiente, dinamico, valido, utile, nelle operazioni di bordo, il personale di bordo era ed è aleatoria Se prendiamo atto che l’ennesima versione, dei tragici fatti, venga rilasciata da Schettino, nel giorno dell’anniversario della tragedia del Giglio, siamo proprio alla frutta.

I legali di Schettino chiedono che l’incidente probatorio sia esteso al timoniere di bordo perché non ha capito gli ordini del Comandante. Vorrei porle una domanda: quanti dei legali che difendono Schettino e dei periti che hanno scritto la relazione hanno navigato? Come avrebbe potuto, un povero ( in senso lato del termine) timoniere, evitare l’impatto sugli scogli, se la nave stava navigando ad una velocità di 16 nodi? Perché dopo aver deviato dalla rotta originale non è stata diminuita la velocità?

Mi chiedo e domando a Lei, come possono gli avvocati difensori di Schettino avallare una relazione di tale (ottusità) investigativa navale redatta dai periti? Devo dedurre che in entrambi i casi non si è a conoscenza delle regole basilari della navigazione marittima. Quanti degli opinionisti, che sono stati e che continuano ad essere ospiti nelle varie trasmissioni televisive, hanno navigato? Come si possono esprimere dei giudizi se non si è a conoscenza delle regole basilari della navigazione marittima?

Per il comandante di una nave, a prescindere dalla sua stazza, è diminutivo, per non dire puerile, scaricare le colpe di un naufragio al proprio timoniere e agli ufficiali in Plancia di Comando. Un Comandante, degno del suo incarico, di fronte a tragedie di questa portata, dovrebbe, a mio modesto parere, assumersi la responsabilità di quanto accaduto, senza coinvolgere terze persone.

“Schettino, hai abbandonato la tua nave. Per un Comandante perdere la proprio nave, è come veder morire la persona più cara al mondo. Sei stato sordo al richiamo (metaforicamente parlando) delle sirene. Risalire sulla biscaglina e riprendere la direzione dei soccorsi avrebbe potuto rendere meno amara e struggente la tua condotta. Viene quasi da pensare che tu abbia deliberatamente cercato di tenere in piedi uno “show mediatico” che avevi iniziato con un brindisi, a base di “champagne”, per sfuggire volontariamente all’incanto, alla magia, alla fattura di cui sei stato vittima, anche quando la nave dei tuoi sogni, stava tramutandosi in una grandissima bara.” Vidi la montagna davanti a noi, il timoniere non capì.

Queste parole, da sole, lasciano l’amaro in bocca a tutti quelli che del comando di una nave hanno fatto il loro percorso di vita. Un’ennesima bugia dettata dalla negligenza di un comandante che nel momento topico della navigazione, era in tutt’altre faccende affaccendato. Mi scusi l’ardire, ma credo che sia il caso di scomodare i versi, di manzoniana memoria, dei promessi sposi, riferendomi all’avvocato “azzeccagarbugli”. La M/N Concordia, essendo una nave superiore alle 1.000 tonn. di stazza lorda, doveva avere obbligatoriamente, almeno, due radar, di cui uno Arpa, in grado di soddisfare e possedere i requisiti necessari alla navigazione, imposti dall’IMO “International Maritime Organization” .

Se così non fosse, la responsabilità cadrebbe, esclusivamente, sul comandante di bordo, il quale aveva il dovere ed il diritto di pretendere dalla Costa Crociera, che la cartografia di bordo fosse aggiornata alla data del 31 gennaio 2011. C’è stata negligenza, indolenza, pigrizia, svogliatezza? Quando si naviga in un tratto di mare che non si conosce (non credo sia questo il caso, poiché quella era una rotta che la Concordia percorreva spesso), il Comandante di bordo, coadiuvato dai suoi collaboratori I° II° III e dall’ufficiale di rotta, consulta le carte, i piani nautici e il Portolano per informarsi e prendere visione di isole, scogli o secche eventuali, che potrebbe incontrare percorrendo quella rotta.

Le parole radar, ecoscandaglio, rotta bussola, rotta vera, deviazione, declinazione, scarroccio, abbrivio, virata, mascone, murata, prora, poppa, giardinetto, opera morta, opera viva, carta nautica, piano nautico, miglia, nodi, pilota automatico, portolano sono dei termini marinareschi che hanno una loro collocazione ben precisa a bordo di una nave. Essi servono ad indicare, specificare e individuarne l’importanza del termine, nel contesto a cui si fa riferimento.

Caratteristiche del radar. Il radar (radio detection and ranging) può essere definito come uno strumento in grado di individuare la presenza di oggetti, per mezzo di “Echi”, rilevandone, oltre che l’esistenza, la distanza, il rilevamento e parte della configurazione della costa. Appare subito chiaro, allora, che il radar non solo può essere impiegato come strumento di ausilio alla sicurezza della navigazione, ma anche per la determinazione del proprio punto nave.

Vede egregio direttore, con l’arrivo del III millennio, seguendo l’evoluzione delle nuove tecnologie, le navi entro 1l 2018, dovranno essere dotate dell’ ECDIS (*). L’ECDIS è un GIS (**) per l’uso della navigazione marittima che unisce sistemi di posizionamento(GPS ecc.) ad altri sensori di bordo con un database cartografico denominato ENC(***) un sofisticato sistema informativo computerizzato che fornisce la cartografia in formato elettronico che consente di selezionare e visualizzare le indicazioni utili alla navigazione.(*)

ECDIS è l’acronimo della frase inglese”Electronic Chart Display and Information System.(**) GIS acronimo della frase inglese “Geographical Information Sistem”.(***) ENC acronimo inglese di “Eletronic Navigational Chart. Un sistema di cartografia elettronica per essere considerato un ECDIS deve soddisfare le Performance Standard stabilite dall’International Maritime Organization (IMO).

Tale sistema cartografico consente, alle amministrazioni nazionali responsabili della sicurezza marittima, di considerare l’ECDIS come dotazione equivalente alle carte nautiche, che sono richieste quale dotazione di bordo dalla Convenzione Internazionale sulla Salvaguardia della Vita Umana in mare del 1974 (SOLAS). Utilizzando questo tipo di tecnologia avanzata, il FEA-2107/2807 (radar Arpa) trasporta un allineamento ampio dei vantaggi agli operatori nell’elaborazione dei dati e visualizza sullo schermo del radar la navigazione che si sta effettuando, segnalando tutti gli ostacoli che si dovessero incontrare durante la navigazione.

Questo tipo di radar “ARPA”, già in commercio, congiuntamente al pilota automatico, effettua il TCS (sistema di controllo della navigazione), permettendo la direzione automatica in varie situazioni che variano dalla navigazione negli stretti, al viaggio transoceanico. La quantità enorme di dati, di provvedimenti presi e di prestazione di navigazione dell’intero sistema può essere controllata continuamente durante il corso della rotta. In ultima analisi desidero far presente quanto non è stato evidenziato nelle varie trasmissioni e scritto nei vari quotidiani. Il radar di bordo (Arpa), per quanto obsoleto possa essere, è un occhio che tutto vede e tutto sa.

Nel suo moto (360°), le onde elettromagnetiche che esso radar emette, mostrano le immagini della rotta che la nave sta percorrendo e segnala sul monitor (P.P.I), acronimo della frase inglese, Plan Position Indicator, tutto ciò che si trova di prua, a dritta, a sinistra, a poppa, anche il volo di un gabbiano. Sulle carte nautiche sono evidenziate in maniera specifica, le linee batimetriche che danno la profondità del fondale in cui si sta navigando ed oltre le quali a seconda del pescaggio del natante non si può navigare.

Quindi dichiarare, al mondo intero, che le Secche delle Scole, non erano state evidenziate dal radar o che non erano segnalate sulla carta nautica, per un comandante di unità navale, equivale ad un harakiri

Max Poli

(http://affaritaliani.libero.it/cronache/il-comandante-schettino-accusa-in240113.html?refresh_ce)